Nuova televisione e "nuova" politica

21 AGO 20
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In quale Paese del mondo dopo il successo di ascolti di un programmatelevisivo, qualcuno avrebbe potuto commentare: “Chi di televisionecolpisce, di televisione perisce”?. Solo in Italia.Solo in Italia, ad un estetica televisiva se ne contrappone un’altra dimiglior fattura, che da voce alle altre voci: una sorta di riproduzionetelevisiva del microfono aperto di Radio Radicale di qualche stagione fa.Voci che si fanno testimonianza, a cominciare da quella di Roberto Saviano.Voci che si appropriano di uno dei tanti simbolici microfoni che si muovonosulla scena. Una televisione particolare che nel panorama odierno è come un cigno nero, quello che in un mondo di cigni bianchi è un'ipotesi possibile ma impensabile. Equivalente a quello che, secondo Nicholas Taleb, è un evento isolato e inatteso, che ha un impatto enorme ma spiegabile solo a posteriori. Un successo che potrebbe collocarsi al culmine della parabola, tutta italiana, sia della nuova televisione che della "nuova" politica. La tv si è prodotta nell’ennesimo ultimo scarto, ponendosiall’avanguardia della comunicazione politica. Un motivo per il quale, è lecito paventare il rischio di una televisionemossa dalla stessa logica settaria che è nella memoria di quanti hannoavuto modo di frequentare le sezioni politiche di alcune delle famiglieideologiche del secolo scorso: autoreferenziale e aperta ad “amici” chehanno in comune il “nemico”. L’opposizione televisiva - l’unica che per ora conti qualcosa nel Paese- con le liste di Fazio ha prodotto una messa in scena inclusiva,drammaturgicamente perfetta. E' possibile che l'opposizione politica nel suo variegato e complesso insieme, non abbia niente da opporre a questoapproccio?Applaudiamo pure Fabio Fazio, facciamo nostro il pensiero e l'azione antimafia di Roberto Saviano, ma fuori da caserme e sezioni di partito, fondazioni e circoli, qualcuno cominci a condurre una seria analisiantropologica sugli italiani.